Andate all’opera. Aprite il libretto. Cominciate a leggerlo. Generalmente leggere queste pubblicazioni è noioso, per la forma arcaica dei testi, demodè e spesso addirittura ridicoli (con le dovute eccezioni ovviamente). Poi gli attori entrano in scena e cominciano a cantare. E quelle stesse parole ora appaiono diverse. Melodiose, coerenti, dense di emozionanti sentimenti e rasentano l’arte allo stato puro.
Perché ? Perché in questa fase le parole non sono più analizzate dall’emisfero sinistro del cervello, che ne analizza i significati, ma dall’emisfero destro, che ne percepisce il messaggio melodico, drammatico o comunque emotivo (cit. Lamberto Maffei).
Cosa c’entra questa dissertazione sugli emisferi cerebrali con i temi generalmente toccati in questo blog ? Comunicazione e marketing d’impresa come possono aver a che fare con informazioni di questo tipo ? Torniamo ad un tema già sfiorato nei giorni scorsi e continueremo a farlo ancora in maniera abbastanza blanda. Introdursi al mondo della Psicolinguistica è certamente ostico di prim’acchitto, e per questo cercheremo di fornire quel minimo di informazioni che siano comunque per il momento sufficienti ad incanalare la vostra attenzione verso questo argomento, cercando di approfondirlo sempre più col trascorrere del tempo.
Gli assets, i valori non tangibili, quelli emozionali, sono divenuti parte fondante di qualsiasi brand di successo. Anche in questo caso come già precedentemente, non può non venirci in mente Apple. Al di là della funzionalità, della praticità e dell’ottimo customer care, ciò che ha decretato il successo mondiale della creatura di Steve Jobs, è l’alone di magia che circonda i suoi prodotti. Questo alone è quel valore che possiamo appunto definire Emotional Asset.
Come si arriva ad ottenere tale valore per il proprio prodotto ? La psicolinguistica ha contribuito (e contribuisce) certamente in maniera rilevante alla costruzione di ciò. Essa coopera a creare in maniera efficace degli schemi (relativi alla parte destra del cervello) che non si credeva potessero esser “ingabbiati”. Indagare questo emisfero, che è il luogo dove risiedono stati affettivi e pulsioni fondamentali, ha aperto inusitati orizzonti. In maniera bidirezionale. Le strutture produttive vedono aumentare i propri fatturati, ed i suoi consumatori non vengono “inquinati” da messaggi non graditi.
Ciò che da tutto questo scaturisce, può certamente esser definito “Marketing Emozionale”. Esso è l’insieme dei profili interpretativi della oggettività contigua manifestati dalla parte destra del cervello.
Le implicazioni etiche relative all’utilizzo di questa scienza sono tutt’altro che facili da esaminare. Entrare nella testa della gente è lecito moralmente o meno ? Cercheremo di dare una risposta anche a questo nei prossimi post.
Ricerca bibiliografica : Emotional Assets – G.Abbate/U.Ferrero Ed. Finedit
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