
Paola Santoro, web content editor, community manager e digital PR (foto realizzata da Signor Frank)
Piccola descrizione personale:
Regia, pianificazione, scrittura e produzione creativa per il cinema e per la televisione sono gli ambiti professionali in cui ho trascorso anni faticosi e pieni di soddisfazioni. Tuttavia, nel frattempo, la passione per la cultura digitale e il desiderio di ridefinire me stessa hanno lentamente preso il sopravvento. Il passaggio dal broadcasting al social narrowcasting è stato rapido e naturale. Attualmente mi occupo di digital P.R. e pianificazione di eventi legati alle tematiche imprenditoriali femminili. Sempre con gli occhi puntati sulla realtà emergente, amo organizzare occasioni di incontro e networking e faccio parte del team Girl Geek Dinners Roma, un’associazione di donne geek che organizza eventi social per scambiare e promuovere contenuti relativi a tecnologia, informatica e nuovi media coniugati al femminile. Sono un’ottimista, amo la birra artigianale scura e credo fortemente nell’ecosostenibilità.
D. Qualcuno ha detto che bisogna voler bene ai propri contatti. Che bisogna curarne uno ad uno con amore e dedizione. Che bisogna dare molto prima di sperare di poter ricevere qualcosa in cambio. No, non è un passo della Bibbia, sono parole di uomini di marketing che frequentano l’attuale web. Ti riconosci in questo atteggiamento? I propri contatti sono fonte di ispirazione, riflessione e spesso, se ben ascoltati, suggeriscono anche interventi di marketing risolutivi perfettamente allineati alle nuove esigenze dei consumatori.
R. Si pensi, ad esempio, al cambiamento dell’esperienza d’acquisto che, attraverso una costante collaborazione con i consumer, ha generato un nuovo spazio sociale di interazione che guida acquisti consapevoli e crea opportunità di fidelizzazione e personalizzazione sulla base dei gusti e preferenze dell’acquirente. L’ascolto accurato, ma anche opportunamente selezionato, la predisposizione sincera verso la comprensione dell’altro e la capacità di entrare in empatia con i propri contatti massimizzano l’usabilità e la piacevolezza delle esperienze di interazione generando un circolo virtuoso di produttività a 360 gradi che coinvolge sia l’azienda sia il cliente.
D. Cosa vuol dire essere imprenditore nell’era del web 2.0 ?
R. Le applicazioni 2.0 hanno cambiato il modo di comunicare e fare impresa e le nuove tecnologie possono essere valide alleate per gli imprenditori che scelgono di partecipare attivamente alla cultura digitale. Gestione della mobilità attraverso applicazioni mobile, uso appropriato e consapevole dei new media e attività di social networking rappresentano momenti fondamentali per la nascita e lo sviluppo di un’impresa 2.0. Un errore che però ricorre tra le nuove generazioni di imprenditori tecnologicamente alfabetizzati è quello di ripresentare in “veste digitale” vecchi paradigmi culturali, sociali e di impresa invece di proporre modelli innovativi in termini di specifiche attività, qualità di contenuti e relazioni sociali. Ma ciò che secondo me può costituire un ulteriore valore aggiunto per le nuove imprese è una riconversione economica attraverso l’adesione a un valore etico condiviso che offra al mercato soluzioni sostenibili. E’ importante che gli imprenditori comprendano che le opportunità dello sviluppo sostenibile, nonostante abbiano prospettive a lungo termine, non sono in antitesi con le possibilità di crescita economica, ma al contrario, se sapientemente gestite, ne possono aumentare considerevolmente il valore.
D. Community manager, content editor, social media specialist… a noi piace molto di più la semplice parola “Esploratore”. Sei d’accordo? Se si o se no, perché?
R. Tutte queste definizioni delineano spesso professionalità molto simili e che comunque si integrano l’una con l’altra. Ciò che le accomuna è la costruzione di contenuti validi da condividere e sperimentare in un mercato ormai saturo dove l’offerta cresce e i bisogni si differenziano e necessitano originalità. Saper dialogare, comunicare e gestire contenuti di valore in termini di obiettivi strategici sono abilità che ormai superano il semplice approccio cognitivo e non possono più prescindere da intelligenza emotiva e lateral thinking. Attraverso una tecnologia sempre più invisibile e sempre più integrata nella vita reale, possiamo “viaggiare”, comunicare più velocemente e stabilire nuove tipologie di relazioni. Essere esploratori, soprattutto nella parte iniziale del proprio lavoro è l’atteggiamento che tutti dovremmo avere nella vita professionale e non solo. Ma essere esploratori non basta, il passo successivo consiste nel creare relazioni empatiche circolari che generano cambiamenti interiori sempre più orientati ai risultati, in termini di evoluzione, autoconsapevolezza e adattabilità al fine di generare idee disruptive che ci liberano da modelli preconfezionati e ci guidano verso percorsi e soluzioni alternative, creative, dinamiche ed efficaci.
D. Il tuo Personal Branding è fondato: Sulla tua esperienza ? Sul tuo carisma ? Su Google ? Su un mix di queste componenti ?
R. La costruzione della mia identità professionale, in un ambiente sino a poco tempo fa solo sfiorato, è stato supportato sicuramente da una forte motivazione. Le mie esperienze professionali precedenti, la personalità e la predisposizione verso l’apprendimento autodidatta hanno fatto il resto. Gestisco il mio personal branding attraverso l’attività costante su social network, forum, wiki e piattaforme collaborative che mi hanno permesso di sperimentare il mio know how non solo con finalità di business, ma anche in termini di arricchimento culturale e umano. In questo modo sono riuscita a stabilire relazioni con persone che possono diventare clienti, collaboratori o semplici punti di riferimento per conversazioni su interessi comuni. Solo in questo modo ho potuto credere, io per prima, alle mie reali abilità e restituire credibilità ai miei interlocutori. Io credo che la credibilità e la consapevolezza di ciò che si racconta siano gli elementi fondamentali che ci possono distinguere e posizionare sul mercato. Sottovalutare la responsabilità che si ha nel parlare a molti attraverso la rete dimostra una superficialità controproducente. Per tale ragione, se non ho un’idea precisa su un tema, anche quello che fa più tendenza in quel preciso momento, preferisco tacere. Evito, quindi, di partecipare a conversazioni esclusivamente per poter affermare di essere presente, soprattutto quando si ha a che fare con le sterili polemiche che ormai troppo spesso si trovano on line. E’ importante, secondo me, saper selezionare accuratamente le conversazioni a cui partecipare e argomentare, con la propria voce, i contenuti che si intendono replicare. Le attività di personal branding in rete, inoltre, devono necessariamente avere la stessa riconoscibilità nelle interazioni dirette nella real life. E’ fondamentale quindi mantenere una coerenza tra l’immagine on line e quella off line affinché il networking possa generare reali occasioni di scambio e confronto e per ottenere e dare credibilità.
D. Quali sono stati, se ci sono stati, i tuoi fallimenti professionali? Perchè hai fallito?
R. Le parole sono importanti diceva Nanni Moretti in Palombella Rossa. E aveva ragione! Ogni parola può infatti assumere differenti significati in base al contesto e alle intenzioni che reca con sé. La parola fallimento è portatrice di un pesantissimo carico emotivo che dipende esclusivamente dal tipo di investimento fatto e dalle aspettative riposte. Maggiore è il discrimine tra aspettativa e risultato, maggiore sarà il senso di fallimento e le conseguenze da affrontare. Il fallimento però è un momento preciso in un percorso continuo che può dettare rivisitazioni e strategie alternative. La percezione del fallimento è perciò spesso soggettiva. Nel mio caso specifico sono partita dal principio dell’onestà intellettuale per la valutazione delle mie e altrui responsabilità e ho trasformato, con non poche difficoltà, le conseguenze subite in circostanze favorevoli che hanno rivelato parti di me stessa inesplorate e scoperto risorse interiori utili a creare occasioni propizie in nuovi scenari professionali. Le mie esperienze di lavoro in ambienti molto diversi, dalla televisione al cinema, dalla pianificazione di eventi al social media management, mi hanno insegnato a schivare di volta in volta ciò che è inconsistente, confuso e poco professionale, a essere flessibile, a non avere paura del cambiamento e ad applicare positivamente le mie capacità creative ed organizzative.
Dietro ogni fallimento c’è sempre una nuova occasione.
Infine ti chiediamo di dirci il nome di tre persone o personaggi che ti hanno ispirato o che sono il tuo modello, e tre aggettivi per ognuno di loro.

1) Il Piccolo Principe, perché mi ha rivelato che “non si vede bene che col cuore” e mi ricorda ogni giorno che “tutti i grandi sono stati bambini una volta”.
2) Tina Anselmi, perché ha intuito per prima che il dialogo e la collaborazione tra donne e uomini possono restituire dignità alla società italiana.
3) Andrej Tarkovskij, perché mi ha insegnato che rigidità e forza sono compagne della morte, mentre debolezza e flessibilità esprimono la freschezza dell’esistenza.
Paola Santoro.
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Paola, chi vorresti che dopo di te fosse intervistato qui e perchè ?
Mi piacerebbe che venisse intervistato Andrea Nicosia, copywriter e consulente della comunicazione. Andrea rappresenta una voce fuori dal coro perché racconta storie efficaci che uniscono sapientemente tecnica e fantasia.
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Ho superato i 60 (anni) ho imparato ad usare il computer a 40 da autodidatta, mi piace la libertà che internet concede nello scegliere le notizie e le proprie preferenze, ho acquistato su e-bay per la prima volta 8 anni fa. Questa premessa mi serve per dirti che ho apprezzato 5/su 5 e le tue risposte alle domande, ho una pagina fb che ritengo sia la mia finestra personale sul mondo (un po’ dispiaciuta perchè non conosco l’inglese) e navigando, leggendo, commentando partecipo al piu’ grande convegno giornaliero che il mondo possa offrire. Chi per lavoro frequenta questo ambiente credo debba avere un approccio come il tuo. Il mezzo elettronico è immenso, sono le persone che fanno la differenza ; bisogna imparare a riconoscerle. Ho apprezzato molto la tua sincerità. Cordiali saluti e un futuro brillante per il tuo lavoro.
Cara Franca, ti ringrazio tanto.
http://www.youtube.com/watch?v=gNRPcW5SXMo
Hai detto una grande verità, sono le persone che fanno la differenza!
Io sono stata fortunata, perchè ne ho consciute tante davvero speciali, che sono entrate e uscite dalla mia vita lasciando un’impronta indelebile che mi ha reso quello che sono, nel bene e nel male, e spero di poter restituire questa fortuna in qualche modo con il mio “lavoro” che è fatto di grandi soddisfazioni, ma anche di compromessi.
Oggi le tue parole, confortanti e motivanti, mi hanno ricordato quanto sia importante continuare a leggere le esperienze e gli sguardi delle persone che incontro sulla mia strada perché, come hai fatto tu oggi per me, saranno proprio loro ad “addomesticarmi”. Grazie
Grazie a te Paola per avermi risposto, è questa la mia gratificazione piu’ attesa….esprimere la mia opinione mi da l’opportunità di dialogare su argomenti che mi interessano proprio perchè lontani dalla mia formazione intellettuale, che seguo perchè l’innovazione è conoscenza e deve essere costante fin quando ce lo possiamo permettere. Come donna sono sempre felice di incontrare persone come te o Zaira che lavorate su strumenti tecnologici all’avanguardia e ricercate linguaggi innovativi per rapportarvi con una platea mondiale. Per me voi fate un lavoro affascinante e sono certa che avrete anche il giusto riconoscimento. Un cordiale saluto e grazie ancora.
Interessante contributo che aiuta a ricordare quanto le tecnologie siano uno strumento per fare relazione, narrare le proprie esperienze all’interno di contenitori innovativi in grado di amplificare il messaggio. Il rischio ad essere focalizzati sui “mezzi” è proprio quello di dimenticarsi del messaggio o di costruirlo ad hoc, finto…
[...] Enjoy the interview! [...]