Mauro Lupi, responsabile della divisione Digital di Ammiro Partners

Piccola descrizione personale:

Mauro Lupi è uno dei maggiori esperti di comunicazione online in Italia, con oltre 30 anni di esperienza nell’ambito dell’ICT. Dal 2010 è Partner e responsabile della divisione Digital di Ammiro Partners, dopo aver guidato per dodici anni la web agency Ad Maiora. Gestisce un popolare weblog ed insegna web marketing in alcune università e business school. È stato membro del board di IAB Italia e di SEMPO.org ed è tra i founder di BAIA Italia. Nel 2001 ha scritto il libro “Motori di ricerca e visibilità sul web” edito da Apogeo. È tra gli autori di “Social Media Marketing” edito da Hoepli nel 2011.

D. Qualcuno ha detto che bisogna voler bene ai propri contatti. Che bisogna curarne uno ad uno con amore e dedizione. Che bisogna dare molto prima di sperare di poter ricevere qualcosa in cambio. No, non è un passo della Bibbia, sono parole di uomini di marketing che frequentano l’attuale web. Ti riconosci in questo atteggiamento?

R. È sicuramente un atteggiamento da cui partire per relazionarsi con clienti o potenziali tali. Non si tratta di una posizione buonista o di sottomissione, ma attualizzando il sempre vivo concetto “il cliente ha sempre ragione”, oggi come non mai occorre posizionarsi sul mercato desiderando sinceramente il “bene” per i clienti. E per “bene” intendo non solo il supporto e l’assistenza, ma ancora prima il fatto di progettare servizi e prodotti che realmente soddisfano bisogni e risolvono problemi. Il punto è che molte aziende sono ancora in uno stadio di autoreferenzialità e prima di pensare ad “amare” i propri clienti, devono ancora arrivare allo stadio di prenderli davvero in considerazione. Forse è da qui che occorre partire: quando l’atteggiamento delle aziende passa dall’impostazione “io azienda, tu cliente” a un modello più trasparente e bidirezionale, si innesca un meccanismo virtuoso che fa bene ad entrambi. E allora magari può anche nascere l’amore.

D. Quale social media credi che sia più indicato per fare business?

R. I canali da utilizzare vanno individuati in funzione dell’area di business in cui opera l’azienda, dal tipo di contenuti di cui si dispone, e dal livello di relazione che si vuole sviluppare con gli utenti. Sicuramente Facebook è la piattaforma per eccellenza, al momento, in virtù di una quantità di iscritti pari all’80% circa degli utenti internet, oltre a permettere una certa flessibilità nell’impostare una serie di funzioni personalizzate. Se nella strategia di comunicazione sono cruciali contenuti video, fotografici o strutturati come slide, allora possono essere utilizzati rispettivamente You Tube, Flickr o Slideshare. Naturalmente non dimentichiamo Twitter in quei casi in cui si hanno messaggi ed informazioni sintetiche da pubblicare frequentemente. E’ quindi fondamentale calibrare l’impiego dei vari canali social in base alla definizione di precisi obiettivi e ad una conseguente strategia operativa.

D. Il tuo Personal Branding è fondato: Sulla tua esperienza ? Sul tuo carisma ? Su Google ? Su un mix di queste componenti ?

R. Probabilmente al primo posto non c’è nessuno di questi elementi. Penso invece si tratti di contenuti, di disponibilità al dono, di disponibilità alla condivisione e cose di questo genere. Poi Google sintetizza, in genere, quello che si è prodotto, che a sua volta è frutto della personale esperienza. Il carisma invece riguarda principalmente le relazioni “de visu”. Chissà forse si potrebbe ragionare su un tipo di carisma digitale, ma ci sono già altri termini decisamente adeguati, primo su tutti autorevolezza.

D. Il rischio “Cartellone”, ovvero : sicuramente da casa al lavoro incontri decine di cartelli stradali. Ti sfidiamo a ricordartene tre. Per il web 2.0, non si sta rischiando di andare incontro alla stessa sovraesposizione? La gente ha innalzato già le barriere?

R. Evidentemente la quantità di contenuti (pubblicitari o meno) a cui siamo esposti, è cresciuta in modo esponenziale. In parte nostro malgrado, in parte potendo accedere a informazioni attraverso internet che è praticamente infinita. Più che barriere, le persone iniziano a sviluppare dei meccanismi di filtro, alcuni dei quali generano fenomeni non del tutto positivi, primo fra tutti una certa superficialità si fruiscono le notizie, senza che poi ci sia tempo, voglia o capacità di entrare in profondità. Da sottolineare come il concetto di filtro stia passando sempre di più attraverso le persone, per cui anziché cercare qua e là un determinato contenuto, lo si chiede semplicemente ai propri amici Facebook o magari su un forum pubblico come Yahoo! Answers. In questo contesto, i marketers si trovano in mezzo ad una vera e propria guerra dell’attenzione, che si può affrontare adeguatamente mediante un presidio dei canali digitali più appropriati per il proprio business alimentandoli però di contenuti e servizi interessanti ed utili per i destinatari. E qui si innesca anche il tema del content marketing e della visibilità guadagnata (sviluppata attraverso il passaparola) in luogo della visibilità acquistata tipicamente mediante campagna pubblicitarie.

D. Community manager, content editor, social media specialist…a noi piace molto di più la semplice parola “Esploratore”. Sei d’accordo? Se si o se no, perché?

R. Esploratore per me non basta. In questo tourbillon di tecnologie e strumenti digitali, il rischio è sempre quello di focalizzarsi sul cosa e non sul come. Quindi ci sta l’indispensabile base dell’esploratore come sinonimo di curiosità, apertura mentale, voglia e capacità di innovare, imparare dagli errori, ecc., ma è cruciale completare questa posizione con la fase di delivery. Potrebbe essere “Esploratore che costruisce”, infelice come nome ma diretto come significato. Talvolta ci si limita ad osservare e prendere per definitiva una determinata funzionalità solo perché esiste, mentre è necessario uno spirito critico che esamini pro e contro e sia orientato a misurarne oggettivamente i risultati. Caso classico sono le reiterate citazioni di iniziative più o meno innovative svolte sui social media, senza che siano accompagnate dalla benché minima valutazione dei risultati generati. Un po’ come valutare uno spot televisivo come bello o brutto, senza chiedersi se effettivamente ha fatto vendere di più o no.

Infine ti chiediamo di dirci il nome di tre persone o personaggi che ti hanno ispirato o che sono il tuo modello, e tre aggettivi per ognuno di loro.


1) David Weinberger, ha capito la Rete prima di tutti

2) Bruce Springsteen, coerenza e credibilità

3) Joi Ito, il pensiero contemporaneo (in licenza Creative Commons)

Mauro Lupi

Contatti:

www.maurolupi.com

Mauro, chi vorresti che dopo di te fosse intervistato qui e perchè ?

Mi piacerebbe leggere le risposte di Massimo Fubini !

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