Archivio di luglio 2011

Si occupa di pianificazioni media ed è autore di Viralmente

Piccola descrizione personale:

Da 7 anni collaboro con l’agenzia Proforma di Bari. Mi occupo di pianificazioni media e sono autore di Viralmente, un blog nato con lo scopo di favorire l’ingresso di nuove idee e l’applicazione di metodologie alternative.

D. Qualcuno ha detto che bisogna voler bene ai propri contatti. Che bisogna curarne uno ad uno con amore e dedizione. Che bisogna dare molto prima di sperare di poter ricevere qualcosa in cambio. No, non è un passo della Bibbia, sono parole di uomini di marketing che frequentano l’attuale web. Ti riconosci in questo atteggiamento?

R. Pensare di trasferirsi nel cyberspazio, portandosi dietro visioni anacronistiche, unidirezionali e sorde, è ormai un’utopia. Se da un lato il web favorisce l’incontro, dall’altro, la costruzione di una relazione stabile, impone vicendevolezza e, di conseguenza, nuovi atteggiamenti sempre più votati all’ascolto e all’interazione. Non dimentichiamoci che oggi, dietro ogni singolo contatto, non si nasconde più un numero ma una persona sempre pronta a dire la sua sul grande palcoscenico della rete. E poi, in fin dei conti, siamo tutti dei contatti, quindi “ama il prossimo tuo come te stesso”. Questo credo sia un passo della bibbia.

D. Cosa vuol dire essere imprenditore nell’era del web 2.0 ?

R. Vuol dire aver sedimentato l’idea di una ridefinizione dei ruoli che vede il consumatore tramutarsi da bersaglio indolente in risorsa fondamentale con la quale confrontarsi  quotidianamente attraverso gli strumenti predisposti dalla rete. Essere imprenditore vuol dire quindi sentirsi parte attiva e consapevole di un movimento rivoluzionario che pone la persona al centro di un universo di considerazioni prima inesistenti.

D. Qual è la maniera migliore per captare l’attenzione delle persone?

R. Meritarsi l’attenzione delle persone è un compito tutt’altro che facile. L’esperienza di blogger, ma anche l’intuizione di un bambino, suggerisce che, propinare contenuti vetusti o “copiaincollati”, non è sicuramente la maniera migliore per captare l’altrui interesse. Cercare in giro per il mondo o nella propria testa argomenti freschi, in grado di sorprendere, incuriosire ed entusiasmare, è, al contrario, una delle strade percorribili. Un’altra via potrebbe essere quella di allontanarsi dalla verbosità: in un modo di over information, il famoso dono della sintesi potrebbe rivelarsi un importante magnete di sguardi e interessi. A confortare questa riflessione è il crescente successo di Twitter.

D. Come utilizzi i Social Media? Perché lo fai così e non diversamente? Hai sperimentato molto?

R. Solo attraverso una continua sperimentazione puoi comprendere il potenziale offerto dai social media e verificare la loro capacità di soddisfare esigenze infinite. Personalmente li utilizzo non tanto per manifestare stati d’animo o pensieri estemporanei, quanto invece per reperire informazioni e incoraggiare la nascita di proficui confronti attraverso la condivisione di contenuti specifici.

D. Chi si può definire “vincitore”?

Vince la libertà e tutti quelli che di questa sapranno farne buon uso.

Daniele Magliocca.

Infine  ti chiediamo di dirci il nome di tre persone o personaggi che ti hanno ispirato o che sono il tuo modello, e tre aggettivi per ognuno di loro.


1) Vittorio Arrigoni: indomito

2) Grace Hopper: antesignana

3) Charlie Todd: inconsueto

Contatti:

http://viralmente.blogspot.com/
http://www.facebook.com/pages/Viralmente/165279495198
http://foursquare.com/viralmente
http://www.youtube.com/user/viralmente
http://twitter.com/viralmente
http://www.linkedin.com/in/danielemagliocca

Daniele, chi vorresti che dopo di te fosse intervistato qui e perché?

Dopo di me vorrei chiamare a testimoniare il sig. Fabio Antonacci aka Fab les, un grande!

Communication Consultant & Digital PR e collaboratore per il quotidiano di tecnologia hwGadget

Piccola descrizione personale:

Con una Laurea in Comunicazione e due Master, rispettivamente in Comunicazione e Marketing e Strategie e Comunicazione Crossmediale penso di non lasciar molto spazio all’immaginazione… Sono Communication Consultant & Digital PR per diversi clienti e collaboratore per il quotidiano di tecnologia hwGadget. Mi occupo principalmente dell’ideazione, pianificazione e realizzazione di campagne di comunicazione on e off line e di branding aziendale.

D. Qualcuno ha detto che bisogna voler bene ai propri contatti. Che bisogna curarne uno ad uno con amore e dedizione. Che bisogna dare molto prima di sperare di poter ricevere qualcosa in cambio. No, non è un passo della Bibbia, sono parole di uomini di marketing che frequentano l’attuale web. Ti riconosci in questo atteggiamento?

R. Assolutamente sì. Coinvolgere gli utenti, dare loro elementi di valore, divertirli, stimolarli alla partecipazione e creare una relazione speciale con loro; questi gli ormai sacrosanti i presupposti su cui basare ogni tipo di presenza e strategie nella rete, prima ancora di poter vendere o pretendere qualcosa dai tuoi contatti, amici, follower o qualsiasi altro tipo di collegamento tu abbia su internet. Noto, però, che c’è ancora la tendenza, prevalentemente italiana, ad utilizzare la rete come mass medium tradizionale, come la tv o la radio, facendo propaganda e vendendo prodotti “sparando” nel mucchio, alzando la voce come i vecchi imbonitori da circo o gli strilloni del secolo scorso. La rete, etimologicamente parlando, è “relazione”. Senza di questa, a mio parere, non è proprio pensabile ed immaginabile la rete stessa. E ciò che sottende una relazione, o meglio le relazioni, nel web e nei social soprattutto, sono i continui scambi di interazioni tra le persone che possono essere di ovviamente qualsiasi natura, sentimentale o commerciale che sia. Da qui bisogna partire e cominciare a ripensare determinati comportamenti. Ecco, nella vita fuori dal web, penseresti mai di chiedere qualcosa se non dai o sai di non poter dare qualcosa in cambio?! Io credo di no.

D. Negli ultimi anni molti italiani si lamentano del mercato di casa, pensando/credendo che quello anglofono sia più ricco e maturo. Tu che ne pensi? Si può fare un buon business sul web anche se non si parla/scrive in inglese?

R. Sembra essere una predisposizione innata degli italiani quella di vivere da sempre una sorta di complesso d’inferiorità in molti settori, non solo quello prettamente “internettiano”. E non ci accorgiamo in realtà di quanto siamo ricchi di creatività, ingegno, capacità e competenze non secondarie a nessuno! Il mercato anglofono è più maturo? La competitività del nostro mercato dipende solo da noi e dalla nostra voglia di far vedere quanto valiamo. Il web, con le sue infinite potenzialità e i suoi potenti mezzi, può essere sicuramente la base su cui partire. Ma bisogna adoperarsi molto ed essere molto intraprendenti nel superare anche le reticenze del mercato nostrano che, sia chiaro, ha bisogno senz’altro di svegliarsi. Poi per quanto riguarda un buon business, ritengo che non bisogna per forza saper parlare/scrivere in inglese, ma se ci si riesce questo non può che giovare a noi stessi per affrontare le sfide che il mercato estero ci presenta e per sentirci competitivi e alla pari con i referenti internazionali.

D. Come utilizzi i Social Media? Perché lo fai così e non diversamente? Hai sperimentato molto?

R. Oltre ad aver sperimentato, devo ammettere di averli studiati e di studiarli tuttora molto. E’ doveroso per “quelli come me” aggiornarsi costantemente sui loro meccanismi non solo sul piano tecnico, ma anche, appunto, su quello sociale. Li utilizzo prevalentemente per lavoro e per rimanere in contatto con amici più o meno lontani. E confesso che li utilizzo quasi 24h su 24h, cercando di coniugare vita on line e off line, per quanto possibile! Sul lato lavorativo, utilizzo i social soprattutto per campagne di comunicazione o di branding aziendale, previa analisi e pianificazione di un progetto che li preveda (non tutti i social sono validi per tutte le attività e per tutti le tipologie di clienti!), e cercando di non rinunciare alla strategia creativa per stimolare l’engagement. Strategia, pianificazione e gestione costante dei social sono le linee guida per me.

D. Le APP. Quanto potranno influire sul mercato prossimo venturo? Le web agency che continueranno a fare siti tradizionali, saranno schiacciate dal mobile?

R. Le app stanno già influenzando il mercato. Il boom del mobile è impressionante! Occorrerà prenderne sempre più atto e cominciare a destinare almeno l’80% delle proprie risorse sul concetto di “mobilità”. Come utenti ormai facciamo tutto con il cellulare o con i tablet perché ci sentiamo sempre di più a nostro agio nel coniugare vita virtuale e vita reale. Gli smartphone sono diventati davvero estensioni del nostro corpo. Se si pensa solamente a come con un solo click sul tuo telefono puoi accedere a milioni di informazioni, gestire i tuoi profili social, effettuare pagamenti, inviar mail e… anche telefonare (!), direi che la mobile revolution avrà sempre di più un ruolo in primo piano nel futuro. E le web agency devono/dovranno adeguarsi e lavorare molto sull’ottimizzazione dei siti web, pena l’esclusione dal mercato e quindi la perdita di clienti attuali e potenziali. Un consiglio: sviluppare app che abbiano “valore” e “utilità” per l’utente finale e non mere riproposizioni di siti tradizionali. Gli utenti ormai sono diventati esigentissimi.

D. Il tuo Personal Branding è fondato: Sulla tua esperienza? Sul tuo carisma? Su Google? Su un mix di queste componenti?

R. Bella domanda! Sembrerò scontato, ma credo che il mix di tutte le componenti contribuisca a consolidare il proprio Personal Branding. E sono un eterno sostenitore della continua e costante corrispondenza e compenetrazione tra vita off line e vita on line. La tua esperienza può essere valutata e servirti nel web così come nella vita reale, il carisma anche e google è sicuramente un test importante per capire cosa stai sbagliando e cosa andare a migliorare della tua identità e della tua immagine. Il web, tra l’altro, è meno clemente della vita reale! Bisogna lavorarci molto e con le giuste tecniche.

Infine ti chiediamo di dirci il nome di tre persone o personaggi che ti hanno ispirato o che sono il tuo modello, e tre aggettivi per ognuno di loro.


1) Marshall McLuhan , che definirei quantomeno “innovatore” per le sue teorie.

2) Derrick de Kerckhove, un “precursore” anch’esso per le sue teorie (e per il suo “siamo esseri analogici intrappolati in un mondo digitale” che personalmente adoro).

3) Seth Godin, per il quale azzardo l’aggettivo “vision-rivoluzionario”.

Stefano Quadraro.

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Stefano, chi vorresti che dopo di te fosse intervistato qui e perché?

Spero di non far torto a nessuno, ma fra i tanti consiglierei Matteo Bianconi, copy e social media manager con gli “attributi”, inoltre suggerirei Enrico Bisetto e Damiano Bordignon di Sestyle perché il loro approccio al “personal branding” è da conoscere assolutamente, e, last but not least, Jacopo Pasquini aka Doctor Brand, una delle migliori personalità nel panorama web e social in particolare.

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