
Street Style on the road
Alcuni giorni fa rifacendoci ad un caso di comunicazione eccellente che vide la Seletti utilizzare una serie di “Vu Cumprà” per pubblicizzare i suoi articoli da casa per le vie di Milano, volgendo, così, una situazione sfavorevole (quella del falso e del tarocco) in una favorevole (vedi guerrilla marketing), dichiarammo la necessità a che anche altri “mondi”, e non solo quello del design, si facessero carico di questa brillante mentalità “da marciapiede”.
L’esigenza è divenuta oggi fondamentale per porsi in dialogo con questo “nuovo mondo” che va acquisendo, giorno dopo giorno, contorni sempre più chiari e definiti e che è fatto di sano Web 2.0, bloggers lungimiranti e fotografi coraggiosi.
La Street Fashion (o Street Style), nata in Giappone agli inizi nel nuovo millennio, è il temine che veniva originariamente utilizzato per indicare il trend dove gli abiti indossati vengono personalizzati con l’adozione di un misto di tendenze moderne e tradizionali. Ad esempio, le Harajuku Girls originariamente presenti nell’omonimo quartiere Harajuku di Tokyo, integrano abiti tradizionali giapponesi, come il kimono, con moderni capi firmati, vestiti da anime e manga, vestiti kitsch, oppure con divise scolastiche.
A partire da questo prezioso spunto nipponico, il concetto di Street Fashion ha finito per assumere una connotazione più ampia e completa. Con esso oggi si suole descrivere la moda che si ispira e si appropria di tendenze derivanti dall’abbigliamento di strada. È una moda dunque assolutamente personale, generalmente associata alla cultura giovanile, ed è più spesso vista o, meglio, seguita, nei grandi centri urbani.
Se fino a poco fa si parlava di “sistema” moda, oggi nell’era del web 2.0, le nuove tendenze partono dal basso, in strada, per ritrovarsi poi in rete, grazie alle immagini scattate on the road, nonché alla “penna” infuocata di blogger e appassionati. A popolare oggi la rete non sono più (soltanto) donne magre e set patinati d’alta moda, bensì gente comune, felicemente perfetta nella sua imperfezione, mentre il set sono strade e marciapiedi.
Stiamo parlando di blog come “The Sartorialist”, leader mondiale in materia di street&cool, “Street Fancy”, locato in San Francisco, anch’esso molto cliccato; mentre in Italia abbiamo “Fashion Hunter”, la bibbia italiana dello street style, “Fashion Trotter”, ritratti improvvisati, rubati ai marciapiedi delle principali città italiane e, infine, “Naples Street Style”, che si occupa non solo di moda ma anche di eventi e di arte contemporanea.
Anche i social network si stanno dando da fare per cacciare gli anonimi trendsetter delle nostre città a colpi di flash: nasce “MySpace Fashion” e “Share Your Look”, ancora in fase beta, e su tutti, “Business in Fashion”, il primo social network interamente dedicato ai circa 6000 operatori di moda “sfornati” ogni anno da scuole ed accademie italiane. Con una piccola quota di iscrizione l’utente ha la possibilità di sviluppare, promuovere e gestire il loro personalissimo Brand o Style, nonché di instaurare contatti e collaborazioni con gli altri membri della community.

BINF il social network della moda
Da questa breve panoramica sul mondo dello street style sembra emergere un quadro molto più composito e definito di quanto non avessimo preannunciato: bloggers, fotografi, stilisti e semplici businessmen, hanno ormai intuito il potere del Web e di questo fenomeno particolare dello street style.
Resta da chiedersi se questa infinita libertà di espressione garantita dal web e dai suoi strumenti “social” (vedi l’estrema semplicità nell’avventurarsi blogger), nonché questo costantemente crescente desiderio di fama e successo, non determinino col tempo quella stessa saturazione mediatica che ha visto vittime in passato radio e tv. Il tutto, ovviamente, moltiplicato “n” volte.
Altra domanda pertinente: Che il trendy diventi established? Vuoi vedere che ciò che era cool e underground una volta, proprio perché relegato a pochi “eletti”, una volta vista la luce del sole della commercializzazione sfrenata verrà definitivamente relegato al rango dell’uncool e dello sfigato?
Sarà mica questa “paura” ad aver animato le recente e controversa virata dello Street Fashion verso l’Hobo (vedi Homeless Street Fashion), dove addirittura si passa al tentativo di innalzare il “vagabondo” a fashion, anziché, vorremmo dire, proporne il tema (anche in chiave intelligente e originale ma) per poi tentarne una “soluzione” benché minima.
Sono domande e perplessità lecite da porsi e soprattutto per gli addetti ai lavori i quali dovranno dimostrare di, si modestia e intelligenza nel seguire le tendenze di strada vincenti ma anche, farlo sempre con grande serietà e professionalità. E questo proprio per distinguersi dal mare indistinto della “normalità”.
Distinguersi, a tutti i costi! STEP OUT!