Dalla crisi nascono opportunità

Vi chiedo solo un po’ di pazienza, questo non sarà un post corto. Ma vi prometto che scorrerà via veloce, perché è proprio una bella storia, tutta da godere. Seguitemi dai.

Sono passato a trovare dei miei vecchi amici, persone che conosco da tanti anni e con i quali ho condiviso molto del mio passato. Gente che si è “fatta da sé”, persone che con il proprio lavoro si sono costruite una posizione, dando a moltissime altre persone la possibilità di vivere bene, offrendo loro lavoro per molto tempo. Poi arriva lei, la crisi, e si porta via una ricca fetta di tutti quei sacrifici. No, non tutto, certamente. Ma come ha fatto con molti di noi, anche con i miei amici questa crisi è stata tutt’altro che tenera.

Era molto tempo che non li vedevo, forse due anni. Una lunga chiacchierata generale, su famiglia, affetti, amici comuni. Poi di fronte ad un piatto di pasta, esce il lato dolente. Esce fuori il lato relativo al lavoro. Il calo drastico delle commesse, la difficoltà quotidiana nel recuperare i crediti, le banche che non concedono nulla, lo stato vampiro che salassa. Ma stranamente, quasi tutto era condito da rilassatezza, da serenità, da spirito positivo. Glie l’ho detto. “Gente, vi trovo nuovi. Si, proprio rinnovati direi!”.

Si, è proprio così, nelle parole e negli occhi di chi ha battuto per anni il marciapiede, e che si era poi magari adagiato su di un comodo sofà, c’è quella luce. La luce del “ricominciamo, rimettiamoci in gioco”. Mi è venuta in mente la (ormai inflazionata, di questi tempi) riflessione di Albert Einstein sulla crisi. L’ho cercata sul web tramite cellulare e glie l’ho letta a voce alta. Si. Sta succedendo proprio quello che il grande genio spettinato preconizzava e addirittura auspicava. Per chi non l’avesse mai letta, ve la incollo qui di seguito.

Non possiamo pretendere che le cose cambino, se continuiamo a fare le stesse cose. La crisi è la più grande benedizione per le persone e le nazioni, perché la crisi porta progressi. La creatività nasce dall’angoscia come il giorno nasce dalla notte oscura. È nella crisi che sorge l’inventiva, le scoperte e le grandi strategie. Chi supera la crisi supera se stesso senza essere “Superato”.Chi attribuisce alla crisi i suoi fallimenti e difficoltà, violenta il suo stesso talento e da più valore ai problemi che alle soluzioni. La vera crisi, è la crisi delle’incompetenza. L’inconveniente delle persone e delle Nazioni è la pigrizia nel cercare soluzioni e vie d’uscita. Senza la crisi non ci sono sfide, senza sfide la vita è una routine, una lenta agonia. Senza crisi non c’è merito. È nella crisi che emerge il meglio di ognuno, perché senza crisi tutti i venti sono solo lieve brezze. Parlare di crisi significa incrementarla e tacere nella crisi è esaltare il conformismo, invece, lavoriamo duro. Finiamola una volta per tutte con l’unica crisi pericolosa,che è la tragedia di non voler lottare per superarla.

Mai prigionieri del proprio lavoro

In un’oretta e mezzo in loro compagnia ho sentito proposte, idee, modelli da prendere in esame, possibilità. Il tutto condito da una sana dose di autoironia per il proprio momento attuale, risate, speranze. Senza però perdere di vista la quotidianità. Tra tutte le cose che mi hanno raccontato, ce n’è stata una che mi ha davvero colpito. Mi hanno parlato di una persona, che tra l’altro conosco anche io, che insieme ad un conoscente si è “inventato una cosa” che nulla ha a che vedere con il suo passato e la sua professione. Una cosa bellissima direi. Che poi, tra l’altro, è quella oggetto del titolo di questo post e della successiva riflessione in merito.

Parliamo di street food, cibo di strada. E più precisamente di Pizza&Mortazza (cfr. mortadella – romanesco). Un classico della gastronomia Romana da asporto. Pizza da forno, tagliata a metà, semplicemente riempita di mortadella. Golosissima, economica, veloce. Come potrebbe non esser un successo? E infatti sta diventando una vera e propria mania tra i giovani (e non solo) della Capitale. Un APE della Piaggio, attrezzato ad hoc, buona pizza bianca, buona mortadella, buona birra, e posti strategici dove piazzarsi.

Pizza & Mortazza Ape Car

Università, quartieri business e ministeriali, addirittura discoteche di notte. I fruitori di questi posti da un po’ di tempo a questa parte possono approfittare dell’”apetto” di Pizza&Mortazza, che li accoglie e li coccola in una scioglievolezza tutta da gustare. Tra l’altro, gli ideatori di questa iniziativa hanno già assunto due giovani disoccupati, e continuano a cercare personale da reperire tra giovani in difficoltà, da mandare in giro con il simpatico mezzo mortadelloso, rosa a pois.

Oltretutto bisogna anche sottolineare che questa iniziativa non parte sprovvista di un adeguato supporto “social”. Infatti tutto viene raccontato via blog, Facebook, Twitter, seguendo il filo di una vera e propria narrazione dell’idea, che certamente potrebbe esser prototipo di tante altre proposte da parte di persone che se non hanno un lavoro magari possono provare ad inventarlo. Persone che possano prender spunto da quest’avventura per crearne una propria di altrettanto successo.

Ovviamente, come in tutte le storie di Italica matrice non poteva mancare la nota negativa. Infatti, dopo aver saputo di questo progetto, non potevo che precipitarmi sul web per cercarne maggiori notizie. Subito approdo al loro sito, e la prima notizia che leggo, datata 15 gennaio, riporta di un avvenimento poco simpatico. Le scuse dei “pizzaemortadellari” nei confronti degli studenti dell’Università La Sapienza. Scuse dovute al fatto che non hanno potuto “servirli” quel giorno, in quanto le “autorità comunali” li avevano mandati via. Bene, non me ne voglia quella categoria, ma la prima frase che mi sarebbe venuta in mente da dir loro sarebbe stata “tanto tu lo stipendio ce l’hai!” No, non è retorica. E’ proprio quello che penso. Perché in un paese allo sbando come questo, in cui molti governanti si sono mangiati ben più di Pizza&Mortazza, andare a rompere le palle (si, si, ho proprio detto rompere le palle!) a chi sta lavorando non lo trovo etico, morale, corretto. Ma siamo abituati a questo ed altro, no problem. Testa alta e avanti col proprio lavoro e le proprie idee.

Pizza & Mortazza al lavoro

Convertire una minaccia in opportunità. E’ quello che tutte le persone dovrebbero fare. E questo è l’insegnamento che tutti noi dovremmo trarre da questi momenti bui e difficili per noi e per il nostro paese. La teoria Einsteniana che ho citato sopra dovrebbe essere la “guida spirituale”. Questo esempio di Pizza&Mortazza invece la “guida pratica”. L’Italia da sempre è considerato un popolo di persone pigre che si adagiano sugli allori delle proprie conquiste. Ma è anche risaputo che nei momenti meno felici questo popolo ha sempre avuto la forza di rialzare la testa e di usare la propria creatività, la propria forza di volontà, la propria intelligenza, per superare gli ostacoli e tornare a sorridere.

Mi auguro che questo mio racconto possa aver dato a qualcuno la scossa per ripartire. Che abbia magari anche solo fatto fare un sorriso. Che possa esser stato di aiuto psicologico a chi si trova di fronte ad un muro di gomma che non riesce ad infrangere. Sono ancora fiducioso che ce la faremo. Perché da queste parti, in Italia, di solito vendiamo cara la pelle, #sapevatelo

Scritto da Cosimo Errede

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